the most beatiful word

Un modello di Social Sculpture Moving: “La parola più bella”

Nel febbraio 2018 prende avvio un progetto sviluppato e realizzato dalla sottoscritta in prima persona utilizzando i parametri del Social Sculpture Moving. Il titolo dell’opera è La parola più bella e si svolge a Bardi, un paese di circa duemila abitanti situato sugli Appennini emiliani (Italia). La prima fase inizia con la raccolta e la ricerca di parole. In prima persona vivo le piazze, i bar, la strada, i parchi chiedendo ai passanti la parola che ritengono essere “la parola più bella”, che sia essa un sostantivo, un aggettivo, un verbo, un avverbio, o un pronome. In seguito, invito il partecipante a stampare la parola con dei timbri su un foglietto di carta. In questa fase preliminare il materiale utilizzato, oltre al dialogo e la comunicazione orale, è quello della scrittura, primo supporto mnemonico e tecnologico. Segue una breve intervista di tre domande, registrate e poi trascritte: perché hai scelto questa parola e che significato ha per te? Cosa ne faresti di tutti questi biglietti stampati, come li trasformeresti? Dove ti ritieni più creativo nella tua vita quotidiana?

La prima domanda implica l’indagine sui bisogni e i desideri delle persone e sul significato che essi affidano nella parola. Ognuna di esse è un “contenitore” d’immagini ed emozioni, un “indicatore” astratto del proprio mondo personale frutto delle esperienze del proprio vissuto personale. La seconda domanda propone un esercizio creativo. Il partecipante assume il “ruolo d’artista” nello scegliere la forma da sviluppare con singoli elementi. Vi è così la possibilità di esperire un processo creativo nella scelta della trasformazione del materiale: una scultura, un’installazione, un quadro, un contenitore. La terza domanda rappresenta un’indagine e una strategia per raccogliere informazioni sulle predisposizioni dei paesani, una soluzione per creare una relazione empatica e di fiducia. Tutti i dialoghi vengono registrati e trascritti nell’interesse di un’indagine semantica e linguistica (quantità e qualità di sostantivi, dai verbi, aggettivo raccolti) e un approccio sociologico nell’analisi dei dati raccolti.

La fase della trasformazione comincia con delle prime idee personali di risoluzione: la prima è quella di coinvolgere anche le scuole dell’obbligo, la fascia dell’infanzia chiedendo agli alunni di scrivere un “pensierino” per ogni parola di un adulto. Una seconda idea è creare un vestito di carta cucendo tutte le parole tra loro e indossarlo durante un evento estivo: nella performance i passanti scelgono la parola a loro gradita e strappandola “spogliano la performer dalle parole”. Infine, propongo al sindaco l’idea di creare una capsula del tempo, dove verrà inserito tutto il lavoro di raccolta, le interviste, il libretto con parole e i “pensierini”, quel che resta del vestito e documentazioni fotografiche e video.

Oltre alle mie idee personali, il progetto include le proposte formulate dai cittadini, elencate qui di seguito:

  1. un’installazione sugli alberi della piazza centrale, i bigliettini vengono attaccati ai rami con fili trasparenti;
  2. la costruzione di un albero di cartapesta con le parole stampate come delle foglie;
  3. riconsegnare a caso, tramite una “pesca di parole”, tutte le parole;
  4. stampare delle magliette con le diverse parole;
  5. chiedere ai bambini di scrivere le loro parole più belle e costruire due alberi differenti;
  6. la costruzione di una catena di parole per poi circondare gli alberi della piazza del paese;
  7. l’impaginazione di un libro con le parole degli adulti e i pensierini dei bambini;
  8. cucire una coperta di parole di carta;
  9. la creazione un gioco di parole (scatola): chi pesca una parola, spiega cosa significa per lui/lei o la traspone in un disegno, una fotografia (un’immagine);
  10. una raccolta ulteriore di parole in dialetto, inserirle in una vecchia valigia e donarle al Museo Guatelli;
  11. un evento nel quale i bambini delle scuole consegnano direttamente agli adulti i loro pensierini;
  12. la costruzione di un albero tematico su una superficie piana (come un albero genealogico);
  13. l’incisione di tutte le parole su una pietra (stile pietre commemorative); cucire una grande bandiera da issare nel mastio del castello;
  14. la creazione di manifesti di parole da affiggere durante le prossime elezioni;
  15. durante le feste natalizie i bambini attaccano le parole a dei palloncini rossi e vengono lasciate volare nel cielo dal castello;
  16. la creazione di un’installazione sull’esempio delle bandiere tibetane;
  17. disegnare un’immagine con i foglietti, un collage nello stile del calligramma.

La fase della forma si svolge soprattutto in estate e si protrae fino a febbraio del 2019, concludendosi con l’interramento della capsula del tempo. Le parole raccolte sono 139. Le forme create a tutt’oggi sono quattro:

  • un vestito sul manichino. Il vestito è mostrato sotto i portici dell’Ufficio Turistico e sia i turisti che gli abitanti di Bardi hanno “spogliato” il manichino prendendo la parola a ciascuno più gradita (figg. 28 e 29): forma aperta;
  • un libro-raccolta delle parole degli adulti e dei pensierini dei bambini: forma chiusa;
  • un albero-tematico realizzato su un’ampia superficie sotto i portici dell’Ufficio Turistico (figg. 33, 34 e 35), realizzato dai passanti e dai turisti: forma chiusa;
  • una scatola-gioco con all’interno le parole raccolte, consegnata in biblioteca comunale: forma chiusa.

L’azione La parola più bella si svolge lungo un periodo temporale esteso (un anno) e ha come fine principale il coinvolgimento della gente nel processo creativo; nel contempo è un pretesto per una pre-indagine sui bisogni e i desideri degli abitanti per affrontare in futuro nuovi laboratori e progetti d’arte.